Adriana L. Mauceri a LetteraVentudue | Siracusa, 17 marzo 2016

Adriana L. Mauceri intervistata da Davide Castiglione alla libreria LetteraVentidue | Siracusa, 17 marzo 2016

Davide Castiglione: Cara Adriana, grazie per aver accettato di prendere parte a questa intervista. Diamo un poco di contesto ai nostri lettori, prima di tutto. Giovedì 17 marzo, alla libreria LetteraVentidue di Siracusa, il pubblico ha assistito a qualcosa di abbastanza insolito. Mentre Roberto Minardi, Alessandro Mistrorigo, Davide Racca ed io leggevamo i nostri versi, tu li trasponevi in disegni, che in tempo reale venivano proiettati sul soffitto, sopra le nostre teste. Non solo un binomio poesia-disegno quindi, ma una specie di performance dell’atto creativo nella fase di transizione dal medium della scrittura (o meglio, della sua resa orale) a quello della rappresentazione iconica, cioè al disegno. Puoi dirci com’è nata questa idea, e quale era il tuo rapporto con la poesia prima e dopo l’evento? Mi interessa, cioè, capire se e come questa esperienza ha cambiato la tua idea di poesia e, in qualche misura, anche quella del tuo campo, il disegno artistico.

Adriana L. Mauceri: Per prima cosa grazie a voi per la possibilità di accedere nuovamente al vostro mondo. Eh sì, come dici tu, diamo dapprima un po’ di contesto ai nostri lettori…

Immagine contesto

…ritornado alla scrittura, mi concedo alle tue domande: mi chiedi come sia nato tutto. L’idea era già in cantiere da prima ancora che io ne fossi al corrente e fu lei stessa a tuffarsi tramite la collaborazione di più individui nella mia vita, chiamandomi a sé, richiedendomi. Fino ad allora non avevo mai pensato a dei poeti, figuriamoci addirittura quattro tutti d’un colpo! Il mio rapporto con la poesia era ed è tutt’ora rispettoso quasi religioso, quindi mi entusiasmò ed accettai l’invito. Senza pormi limiti né paranoie, ho vissuto aspettando il 17 Marzo: un’altro scorcio sulla serata…

Senza titolo

DC: Insieme ai tuoi disegni, concediamoci anche qualcosa all’ascolto…

…comunque, cara Adriana, grazie per questa risposta, che in qualche modo testimonia più un’apertura e disponibilità al possibile che un’attitudine di strategia e pianificazione. Tra l’altro ricordo che, chiacchierando, mi dicesti di aver proceduto per via intuitiva, e d’altronde non potevi avere un piano perché, non conoscendo i testi prima, hai dovuto orecchiarli “in tempo reale”. Ti andrebbe di spiegare meglio? Per esempio, pensi di esserti concentrata più sulle immagini singole che emergevano dalle nostre poesie, sull’atmosfera generale, sul nostro modo di recitarle, o su altro ancora?

AM: Credo di essermi innamorata del momento, non ero preparata, non conoscevo le vostre poesie (ovvero quelle lette durante la serata stessa), anzi non avrei mai tollerato un piano, una scaletta e nemmeno un’altalena che mi assicurava divertimento e sicurezza. Semplicemente mi è bastato stringervi la mano prima e ascoltarvi dopo… ascoltare con quanta eleganza facevate in modo che in ogni cervello umano si formasse un nuovo processo vitale e poi è stato come infilarmi nelle vostre scarpe camminando a turno con una nuova guida turistica.

DC: Qui un esempio di connubio tra le parole e il tuo camminare nel disegno…

Senza titolo_1

Sparafaccia mi fa da solenne custode a pranzo e cena. È un robot-spaventapasseri o una casa lungo-gambata su foglio A4, l’ha disegnato Vanessa, otto anni, prima che l’accompagnassi a scuola (più che accompagnarla io, volava lei sul pattino, il bomber rosa a gonfiarsi come quei paracaduti che frenano i prototipi supersportivi con propulsione a razzo). Sparafaccia esibisce sul petto un frastornío di colori confinati in rettangoli disuguali, però gli manca il verde. Non c’è dunque speranza, né giovinezza, per i robot-spaventapasseri? Macché, risponde Vanessa, il verde non va bene per sognare.

(da Diario della baldanza, Davide Castiglione)

…lo stile, in fin dei conti, è parte della propria formazione e personalità, tanto in poesia quanto nelle arti figurative. Come si è formato il tuo stile, da quali modelli hai preso le mosse? E inoltre, quanto difficile e/o naturale è stato per te coniugare il tuo modo di disegnare agli stili piuttosto diversi tra loro del nostro fare poesia? Hai avuto qualche difficoltà maggiore con qualcuno tra noi – per esempio, con le poesie più sfuggenti o meno “descrittive”, o al contrario queste ti hanno concesso maggiore libertà espressiva?

AM: Ho sempre disegnato e dipinto, fin da piccola le maestre esortavano mia madre a farmi continuare, cosa che ho inevitabilmente fatto, non perché mi imponessero, ma perché ero io a scegliere. Ho sempre scelto io quindi e amato spontaneamente l’Arte in particolare la pittura fino a mangiarla e arrotolarci le sigarette. Non l’ho davvero mangiata ed ho anche smesso di fumare, ma se qualcosa ti fa stare bene come un pranzo domenicale che ti sazia, allora sì l’ho mangiata spesso, perché nutriva la mia mente, quindi per me ad ogni pasto era sempre domenica… Mi chiedi come si sia formato il mio stile, non credo si formi forse cresce ma c’è già dalla nascita, nel mio caso ha visto ed avuto protagonisti eccellenti come Amedeo Modigliani, Toulouse Lautrec, Pablo Picasso, Eugène Delacroix, Vincent Van Gogh e tanti altri oltre ovviamente ad ottimi docenti universitari. Comunque sia non ho avuto nessunissima difficoltà a coniugare me con voi quattro.

DC: La tua risposta mi ha fatto venire in mente il titolo di un’antologia della poetessa Nobel Wisława Szymborska, La gioia di scrivere. Sembra esserci un elemento di vitalismo, di divertimento, nell’atto creativo per come lo descrivi e lo pratichi. Un’altra cosa che vorrei chiederti è questa. So che adesso stai sperimentando con le nostre poesie in versione audio, dal sito phonodia.unive.it gestito da Alessandro Mistrorigo. Siccome in questo modo potrai riascoltare le poesie più volte, fermarle e quant’altro, ho immaginato che anche l’operazione di disegno sarà forse più mediata, meditata. È così? Come si sta rivelando questa nuova esperienza?

AM: È qualcosa a cui ho immediatamente pensato la sera stessa del reading, è qualcosa che accennandola a qualcuno di voi cercava appoggio ed è stata sostenuta subito, quasi l’idea stessa arrossiva si vergognava ma poi da un solo poeta ne ha conquistati altri tre. Al momento sto solo ascoltandovi e piano piano butto giù qualcosa, non so se sarà più mediata, meditata adesso è diverso, c’è solo la necessità di offrirvi quasi il caffè la mattina, ma al momento non ha definizione e non posso dirvi più nulla.

DC: Ti ringrazio da parte di tutti i poeti di dopotutto, Adriana. Prima di lasciarci, però, ti andrebbe di anticiparci alcuni dei tuoi nuovi progetti artistici, non per forza collegati alla poesia?

AM: Grazie a voi. Ho di certo altro in testa, ma intanto ho voi le vostre belle poesie per il resto con calma mi lascio trasportare dalla vita.

DC: Grazie mille e… speriamo di organizzare nuovamente qualcos’altro insieme!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...