a cavallo

Come una pianta dalla radice ben salda benché dispatriata, dopotutto [d|t] ha mantenuto in questi anni un profilo di tenace appartatezza, di propositività al riparo dal frastuono e dall’ansia esibizionistica di altri spazi. Spazi perlopiù virtuali – non così dopotutto [d|t], che ha sempre cercato concretezza non solo nella scrittura poetica, ma nel contesto in cui essa agisce e viene agita. Le letture pubbliche in giro per l’Europa e i numeri della rivista stanno lì a testimoniarlo. La nostra passione ci ha sostenuti ma fino a ieri è stata come un fuoco coperto, custodito con ritrosia.

Ora si cambia: l’entusiasmo sarà visibile e condiviso, sulle coordinate non tanto di una virata, quanto piuttosto di un’accelerazione e un allargamento, dal trotto alla galoppata, dal prato alla prateria. dopotutto [d|t] diventa perciò spazio plurale, in cui i promotori decidono di scoprire le carte (e i nomi: Tomaso Aramini, Davide Castiglione, Roberto Minardi e Alessandro Mistrorigo, in ordine alfabetico) e di allentare l’attenzione esclusiva verso certi nodi teorici (dispatrio, concretezza) che rischiavano di diventare barriere contro quello che vorremmo fare: promuovere non solo la buona poesia, ma uno spirito di lavoro e condivisione dove ci si metta in gioco, un progetto culturale diversificato, a cavallo tra nazioni, media, prospettive e approcci diversi.

Un progetto in dialogo con altre realtà e piattaforme, ma anche forte della sua unicità. A chi, fuori e in Italia, si sente lontano dai “festival del selfie” e dalla loro girandola di apparizioni ansiose; a chi si fida della propria creatività abbastanza da volerla metterla in discussione e contaminarla; agli scettici, ai cinici, meno ai superficiali; e a chi speriamo di incontrare, dopotutto. Stay tuned: dopotutto [d|t] realizzerà compiutamente se stesso, divenendo altro.

[d|t]

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